Qual’è il periodo migliore per andare a funghi?



Notoriamente l’inizio dell’autunno segna l’inizio di attività come la vendemmia e la raccolta dei funghi che può sembrare una cosa apparentemente banale, ma senza osservare alcune regole c’è il rischio di perdere tempo senza raccogliere nulla.

La crescita dei funghi è in gran larga parte legata ai cicli stagionali e, nell’ambito delle singole stagioni, dalle condizioni climatiche. Come regola generale si può dire che per poter “andare a funghi” senza correre il rischio di tornare a mani vuote, occorre che si verifichino determinate condizioni di temperatura, generalmente comprese tra i 15 e i 25 gradi, e che queste si accompagnino ad un certo grado di umidità nel terreno; è noto infatti che, per il suo sviluppo, la maggior parte dei funghi, esige un clima caldo umido. Non è un caso che la produzione fungina raggiunga i suoi livelli più elevati nel periodo compreso tra la metà di agosto e la metà di ottobre; è infatti in questo periodo che si registrano, di norma, le condizioni climatiche ambientali di cui abbiamo detto.

Particolarmente propizie alla produzione sono le giornate afose che fanno seguito agli acquazzoni tardo-estivi. Le giornate burrascose, così come il vento e la prolungata siccità determinano condizioni particolarmente sfavorevoli alla produzione fungina; se questi fattori si sommano o si alternano essa addirittura scompare. Non necessariamente però la “pianta del fungo”, vale a dire il micelio, muore; essa più semplicemente arresta la sua attività e il fungo va “in letargo” (può durare anche degli anni). Come criterio generale per la raccolta si può dire che durante i periodi più caldi, senza o con scarse precipitazioni e quindi con un grado di umidità piuttosto basso nel terreno, la ricerca dovrà essere indirizzata in zone esposte prevalentemente a Nord, mentre nei periodi con clima caldo (ma non troppo) e umido, la ricerca dovrà essere fatta in aree più esposte a Sud.
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