Senza il Sole, la Terra precipiterebbe in un’oscurità glaciale. Ma quanto tempo avremmo prima del collasso totale? E cosa accadrebbe davvero alla vita come la conosciamo?

La nostra esistenza è appesa a una stella che diamo per scontata. Il Sole regola i ritmi della vita, scandisce le stagioni, alimenta i processi vitali della biosfera. Ma se un giorno, improvvisamente, smettesse di esistere? Paradossalmente, non ce ne accorgeremmo subito. La luce – e la gravità – impiegano 8 minuti e 20 secondi per raggiungerci, quindi per un breve intervallo tutto sembrerebbe ancora normale.
Durante quel tempo sospeso, la Terra continuerebbe indisturbata nella sua orbita. Poi, d’un tratto, verrebbe meno l’attrazione gravitazionale che da 4,5 miliardi di anni la lega al Sole. Il nostro pianeta, come una pietra lanciata da una fionda, inizierebbe a vagare nello spazio profondo a oltre 100.000 km/h. Un’orbita trasformata in linea retta. La Luna, fedele compagna, resterebbe legata alla Terra, ma il suo bagliore si spegnerebbe in un istante: solo 1,3 secondi dopo, il tempo che impiega la luce per percorrere i 384.000 km che ci separano da lei.
Il cielo si spegne pian piano
Dopo la Luna, anche gli altri pianeti svanirebbero dal cielo. I più vicini sparirebbero in pochi minuti, Saturno – visibile a occhio nudo – ci saluterebbe solo un paio d’ore dopo. L’unica luce rimasta sarebbe quella delle stelle lontane. E qui, in un paradosso quasi poetico, la Via Lattea tornerebbe visibile in tutto il suo splendore: uno spettacolo mozzafiato, ma privo di ogni conforto.
Nel frattempo, l’oscurità totale avvolgerebbe la Terra. Il ciclo giorno-notte scomparirebbe, insieme a quello delle stagioni. Piogge, venti, nuvole: ogni fenomeno atmosferico legato all’energia solare cesserebbe. Ma sarebbe il freddo, silenzioso e inesorabile, il vero nemico. Senza il calore della nostra stella, la temperatura media scenderebbe sotto lo zero in una settimana e raggiungerebbe i –70 °C nel giro di un anno. Gli oceani si ghiaccerebbero completamente nel giro di due anni.
Il collasso della vita sulla superficie
Senza Sole, la fotosintesi si fermerebbe di colpo. Le piante – fondamento della catena alimentare – morirebbero nel giro di settimane. Senza vegetazione, gli erbivori non avrebbero più di che nutrirsi, e la sorte dei carnivori sarebbe segnata. Anche se l’ossigeno presente in atmosfera durerebbe millenni, la biosfera collasserebbe in tempi rapidi.
Ma non tutto si spegnerebbe. Alcune forme di vita, nelle profondità oceaniche, potrebbero sopravvivere. Attorno alle sorgenti idrotermali – come quelle di Endeavour, al largo dell’Isola di Vancouver – prosperano ecosistemi basati non sulla luce, ma sulla chemiosintesi: microorganismi che ricavano energia da calore e composti chimici. Sarebbero loro i superstiti in un mondo ormai ostile.
Un’umanità rifugiata nel sottosuolo

L’unica speranza per l’uomo risiederebbe nelle profondità della Terra. Piccole comunità potrebbero sopravvivere grazie all’energia geotermica, come quella presente in Islanda, o sfruttando reattori nucleari. Sarebbero necessari rifugi sotterranei, coltivazioni idroponiche e sistemi chiusi in grado di produrre ossigeno e calore.
Ma si tratterebbe di una lotta contro il tempo. Una corsa per costruire, adattarsi e resistere. Le probabilità di successo sarebbero basse, ma non nulle. Forse, un giorno, la Terra potrebbe essere catturata dall’orbita di un’altra stella. Un’ipotesi remota, quasi fantascientifica, ma non del tutto impossibile. Se accadesse, nuove forme di vita – ignare della nostra civiltà – potrebbero tornare a popolare il pianeta. E nel silenzio dei secoli, solo i sedimenti geologici potrebbero raccontare la storia della stella che ci aveva dato la vita.