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SWIFT, lo scudo solare che potrebbe salvare la Terra

SWIFT, lo scudo solare che potrebbe salvare la Terra
Photo by AstroGraphix_Visuals – Pixabay
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Il Sole è la nostra fonte di vita, ma anche una potenziale minaccia. Ecco come la nuova missione spaziale SWIFT punta a difendere le infrastrutture globali da tempeste cosmiche invisibili ma devastanti.

SWIFT, lo scudo solare che potrebbe salvare la Terra
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In un mondo sempre più dipendente da satelliti, reti elettriche intelligenti e comunicazioni globali, un pericolo silenzioso incombe sopra le nostre teste: il meteo spaziale. Questo insieme di fenomeni, generato dall’attività del Sole, può sembrare lontano e astratto, ma i suoi effetti sono tutt’altro che teorici. Tempeste solari, brillamenti e soprattutto le temute espulsioni di massa coronale (CME) rappresentano una seria minaccia. Si tratta di giganteschi getti di plasma e campi magnetici che viaggiano fino a 2.000 km al secondo e possono impattare la Terra in meno di due giorni, scatenando conseguenze pesanti per la nostra tecnologia.

Quando il Sole colpisce: i danni sono reali

Le CME non sono solo spettacoli celesti che colorano i cieli con aurore boreali: possono danneggiare satelliti, interrompere le comunicazioni e provocare blackout elettrici. La storia lo dimostra. Nel 1859, l’evento di Carrington mandò in tilt i sistemi telegrafici di Europa e Nord America. Nel 1972, un’esplosione solare sfiorò la missione Apollo 16. E nel 2022, una tempesta geomagnetica ha mandato in fumo 39 satelliti Starlink. Per affrontare questi rischi, un gruppo internazionale di eliofisici, con il supporto della NASA, ha ideato la missione SWIFT (Space Weather Investigation Frontier): una costellazione di satelliti progettata per migliorare drasticamente le capacità di previsione del meteo spaziale.

Più tempo per reagire, grazie a una vela solare

Attualmente, i satelliti collocati presso il punto di Lagrange L1 offrono un preavviso massimo di circa 40 minuti per eventi solari estremi. SWIFT punta a estendere questa finestra a 60 minuti, un intervallo che può fare la differenza tra protezione e danno irreversibile. Il segreto? Una vela solare. Per portare un satellite oltre L1, fino a 2,1 milioni di chilometri dalla Terra, dove la propulsione tradizionale fallirebbe per mancanza di carburante, il team ha optato per un sistema innovativo: sfruttare la spinta dei fotoni solari. La vela, una membrana ultraleggera in poliimmide rivestita di alluminio, sarà guidata dal prototipo Solar Cruiser, in partenza nel 2029. Con una superficie di oltre 1.650 m², sarà la più grande mai costruita, superando i precedenti tentativi come IKAROS e LightSail.

Una rete per proteggere la Terra e lo Spazio

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I dati raccolti dalla missione SWIFT promettono di rivoluzionare la gestione dei rischi spaziali. Le reti elettriche potranno adottare contromisure in tempo utile contro picchi di tensione, i satelliti saranno riposizionati per evitare danni, le compagnie aeree potranno modificare le rotte per ridurre l’esposizione alle radiazioni, e gli astronauti in missioni lunari o marziane potranno trovare rifugio. Anche la difesa e la sicurezza nazionale beneficeranno di comunicazioni satellitari più affidabili. E per gli appassionati di aurore boreali? Più possibilità di pianificare viaggi spettacolari. Secondo la NOAA, un evento solare estremo potrebbe costare fino a 2.700 miliardi di dollari. In un’epoca di turismo orbitale, missioni minerarie e colonizzazione lunare, la prevenzione diventa una priorità assoluta. SWIFT potrebbe essere il nostro miglior alleato contro la furia del Sole.